Uno Stato nello Stato

Attraverso una politica di accaparramento effettuata dagli Asburgo e una serie di matrimoni di convenienza, Carlo V si ritrova a governare un impero, una monarchia universale che accumuna i popoli sotto delle uniche leggi, una moneta unica e possibilmente un’unica religione. Il suo fu un governo legato soprattutto alla diplomazia. Ci troviamo nel periodo della Controriforma e Carlo da un lato era l’imperatore di Germania, dall’altro era il Re di Spagna, patria del tribunale dell’inquisizione e dell’intolleranza fanatica religiosa. Continue furono poi per un ventennio le guerre contro la Francia per l’egemonia su alcuni territori in Italia del nord. A seguito di queste scaramucce a Firenze era stato restaurato il governo dei Medici nella persona di Alessandro, tiranno, immorale e lussurioso che portarono la cittadinanza a chiedere all’imperatore la sua morte. Il tribunale allestito da Carlo V assolse Alessandro e l’imperatore, per farsi perdonare di aver dubitato della sua innocenza, gli promise in moglie sua figlia naturale Margherita, di soli sette anni. Quando la “Duchessina” raggiunse i quattordici anni venne celebrato il matrimonio che durò solo sei mesi in quanto il marito fu assassinato, durante uno dei suoi convegni amorosi, da suo cugino Lorenzaccio, che ne voleva prendere il posto alla guida di Firenze.

Dopo la morte di Alessandro de’ Medici, anche duca di Penne e Campli, Carlo V, volendo stringere dei rapporti con il neoeletto Papa Paolo III (il Farnese), promise la mano di sua figlia Margherita al nipote del Papa, Ottavio Farnese, prefetto di Roma. La donazione dei possedimenti medicei che l’imperatore fece a sua figlia, in occasione delle sue seconde nozze, può essere considerata una conferma dei diritti di Alessandro ereditati poi dalla sua vedova.  Fu stilato un vero e proprio contratto matrimoniale in cui si stabiliva fra le tante cose, il possesso e l’ereditarietà in Abruzzo di quei territori che poi verranno indicati col nome di “Stato Farnesiano” a Margherita d’Austria, a Ottavio Farnese e ai loro figli.

Solo la città di Ortona fu un acquisto voluto fortemente dalla Madama stessa per avere uno sbocco direttamente sul mare e che sarà sottoposta alla personale giurisdizione di Margherita come fosse un feudo personale e dove per la prima volta i proventi del feudo non vengono inviati a Parma, ma reinvestiti nel feudo stesso. In Abruzzo Margherita d’Austria fu governatrice di un vero e proprio stato feudale che aveva la sua capitale in Penne e che per la sua posizione strategica, quasi all’inizio del Regno di Napoli, era ritenuto importantissimo malgrado la sua esigua estensione: solo 740 Kmq.

La presenza costante in Abruzzo di Margherita e della sua corte dal 1540 circa, ha determinato l’arrivo di nuove idee architettoniche provenienti da Roma, modificando l’aspetto architettonico dei paesi ad essa legati e creando una sorta di fucina di idee da cui prendere spunto.

La politica di Margherita d’Austria si basò sulla pace, la mediazione, senza l’uso della forza, con un controllo costante sull’economia del proprio feudo, contro i disonesti e a vantaggio dei più deboli, dei poveri, delle donne. La sua politica durò oltre la sua morte, per circa 300 anni, fin sotto il dominio borbonico con i Reali Stati Farnesiani d’Abruzzo in cui erano ancora in vita i suoi Ordini e le sue disposizioni testamentarie (esempio la distribuzione del pane due volte l’anno a tutti i poveri dello Stato Farnesiano d’Abruzzo, durato fino al XIX sec.)

 

Campli

Per il matrimonio di Margherita con Ottavio Farnese, Carlo V donò alla figlia le Terre di Campli. A Campli in realtà la presenza di Margherita d’Austria e del Farnese non ha mutato l’architettura medievale dell’antico borgo.

Il territorio di Campli è sempre stato abitato fin dall’antichità. La politica espansionistica di Roma porta a una lunga e ostinata guerra che porta l’antica popolazione dei Pretuzi ad essere sottomessi alla dominazione romana.

Dopo l'epoca romana, le più antiche tracce di Campli risalgono al Medioevo, precisamente al IX secolo, quando in un documento viene riportato il nome Campi.

Nell'anno 1424, insieme ai vicini comuni di Teramo ed Atri, passò sotto il dominio dei nobili Acquaviva. Ai primi anni del 500 la città fu definita “città reginale” perché di proprietà della regina Giovanna III. Passò poi sotto i francesi e venne donata da Carlo V a Margherita d'Austria, sua figlia naturale che sposa in seconde nozze Ottavio Farnese duca di Parma e Piacenza, nipote di papa Paolo III.

                  Sotto il feudo Farnesiano Campli trascorse anni fortunatissimi ed acquisì molti vantaggi e privilegi. Nel 1520 la bella piazza fu impreziosita dall’elegante palazzo Farnese, designato poi come sede del parlamento.

Il 1776 invece fu caratterizzato da un evento religioso di enorme importanza, l'apertura della Scala Santa.

                                                                                                                                                              

 

Penne

 

Penne ha origini antichissime e secondo una leggenda fu fondata da un principe siriaco, Itarco, che ebbe da Giulio Cesare il permesso di fondare tre città distanti tra loro mille miglia: Troia in Puglia, Cesena in Romagna e Penne in Abruzzo. In realtà era una città che esisteva già al tempo delle antiche popolazioni italiche. Era l’antica Pinna, capitale della popolazione Vestina e loro centro fortificato. Fu fedele a Roma e per questo divenne municipio romano fino alla caduta dell’impero. Durante le invasioni barbariche subì la sorte delle altre città italiane: fu Contea sotto i Longobardi, “capitale della provincia pennese” sotto Carlo Magno. Appartenne a Ruggero d’Altavilla e poi alla casa Sveva e Angioina fino a Carlo V e all’assegnazione a sua figlia Margherita d’Austria diventando la “capitale dello Stato Farnesiano”. Penne può essere definita la “città del mattone”, in quanto questo elemento è il protagonista dell’edificazione della città: case, strade, pilastri, mura …. Tutto è realizzato con il laterizio.

A Penne a parte il palazzo dove fu ospitata la coppia, palazzo Scorpione, che non risentì affatto delle idee di rinnovamento e che oggi ospita le suore della Santa Famiglia, la nobiltà locale, e non solo, adottò degli elementi decorativi che arricchirono facciate, portali, finestre, cortili… L’impiego del laterizio (mattone) si espanse in modo omogeneo un po’ in tutto il paese.

 Ritroviamo alcuni stemmi inseriti in palazzi nobiliari o nel chiostro della chiesa di San Domenico, testimonianza di come Margherita d’Austria abbia in qualche modo risvegliato quell’intorpidimento che stava caratterizzando quel periodo.  In realtà a Penne Margherita era già nota dal matrimonio con Alessandro de Medici e alla morte del marito cercò di non stravolgere le antiche leggi e usanze che erano alla base degli antichi Statuti della Città (Codice Catena). Tra i documenti dell’epoca ritroviamo gli “Ordini” ovvero un nuovo strumento giuridico in cui venivano stabiliti i rapporti tra la Casa regnante Farnese e i sudditi.

 

L’Aquila

Anche L’Aquila risentì positivamente della presenza della Madama e della sua corte. Novità culturali provenienti da fuori regione avevano vivacizzato la vita sociale aquilana apportando anche notevoli modifiche nel palazzo che ospitò Margherita d’Austria fino a farlo diventare un centro di potere, tuttora è sede del comune.  Si ampliò in questo periodo la Fontana della Rivera con l’aggiunta dei prospetti laterali e di una seconda vasca, determinando una piazza trapezoidale impiegata per ospitare ricevimenti in onore di personaggi illustri.

 

 

 

 

 

 

 

Ortona

Piccolo borgo di origine italica abitato dalla popolazione dei Frentani fin dal X secolo a.C., passato poi sotto la dominazione romana e ricordato da Strabone con il nome Epineion dei Frentani, che significa città-porto. Ortona è sempre stata un centro importante per la nostra regione, sia per il suo porto che si pensa fosse di più di un semplice attracco, bensì uno scalo attrezzato, sia per la sua posizione arroccata sulla collina e cinta da fortificazioni in legno all’inizio e in pietra in seguito, che scongiuravano gli attacchi dei pirati provenienti dal mare.

Quando l’Abruzzo fu sottoposto alla dominazione Longobarda, Ortona rimase ancora per un secolo sotto i Bizantini. Nell’802 senza alcuno spargimento di sangue Ortona decise di capitolare pacificamente alla dominazione Franca di Pipino, per evitare le distruzioni e deportazioni che erano toccate alla citta di Chieti per la sua resistenza armata. Non accadde lo stesso quando passò di mano al dominio Normanno, il cui esercito la saccheggiò e distrusse. Fu in questo periodo che si iniziò la prima costruzione del castello.

Il dominio Svevo segnò per Ortona un periodo molto importante. Si svilupparono le fiere di Lanciano e con esse il traffico delle merci via mare anche se spesso erano sottoposte a piraterie e naufragi. La città ebbe un incremento demografico, un ampliamento urbanistico e un aumento di conventi e monasteri. Questo aumento dei traffici commerciali nel suo approdo, portò alla revisione di leggi e regolamenti fiscali onde evitare controversie o evasioni nei pagamenti dei dazi. L’aggiornamento delle continue tariffe daziali costrinse i lancianesi a dirottare le merci destinate alle loro fiere in piccoli porti più a sud. Gli ortonesi videro scendere il loro potere economico e si rivolsero allora alla regina Giovanna II per cercare di risolvere bonariamente queste beghe. Ella, comprendendo le ragioni di entrambi, prima impedì ai lancianesi approdi diversi dal porto di Ortona, poi, dopo le continue e accorate richieste dei Lancianesi, concesse loro l’autorizzazione a costruire un porto a San Vito. Questo inasprì notevolmente gli animi. Iniziarono così tra le due popolazioni scontri sanguinosi che videro la fine con l’intercessione di Giovanni da Capestrano e le sottoscrizione di un documento nel quale ognuna delle due città rinunciava ad alcuni privilegi in favore della pace, che non durerà a lungo. La morte della regina Giovanna li vedrà schierati in contrapposizione tra gli angioini e gli aragonesi. Con la sconfitta definitiva degli angioini, Ortona fu costretta ad aprire le porte al nuovo dominatore: Alfonso d’Aragona. A seguito di un attacco da parte dei veneziani, il re iniziò la costruzione del castello situato sul promontorio e che domina il sottostante porto.

Nel 1525 Carlo V concesse i territori di Ortona alla famiglia di Lannoy, vicerè di Napoli, per il contributo nelle battaglia di Pavia. Nel 1582 Margherita d’Austria acquistò Ortona da Giacomo di Palma, creditore dei Lannoy per 54.000 ducati.

Nella città poi, Margherita acquistò un sito in posizione centrale, sopraelevato rispetto al resto del paese, direttamente affacciato sul porto e sul mare, in parte di proprietà dei Frati Francescani e in parte di privati cittadini. La volontà di realizzare una nuova residenza in quello che era un piccolo borgo va ricercata nel fatto che a seguito della scorreria dei turchi del 1566 il borgo aveva riportato notevoli danni anche al castello stesso, per cui non c’era un edificio abbastanza ampio da ospitare Madama e circa 150 persone della sua corte.

Essere sotto il governo Farnese, però, non portò ad Ortona il benessere che forse in molti si aspettavano.  Tra grandi sofferenze, nell’inverno del 1585, Margherita d’Austria morì, lasciando incompiuto il suo palazzo. Mesi dopo morì anche Ottavio e per il loro figlio Alessandro, come per tutti i Farnese, Ortona non era un sito interessante, ma solo il capriccio di Madama, visto che i loro interessi erano sempre stati rivolti altrove. L’edificio rimase dunque incompleto per metà ed ebbe come prima destinazione la sede dell’Amministratore dei beni farnesiani in Abruzzo. Subì numerosi interventi di staticità e fu adibito a vari usi fino al 1970, quando fu acquistato dall’amministrazione comunale e restaurato.