La cultura degli amboni

 

Il termine ambone significa, secondo la lingua greca, superficie convessa: molti amboni presentano infatti in corrispondenza del leggio un semicilindro sporgente. In Abruzzo hanno generalmente una scaletta per salirvi, tranne quello di San Pietro ad Alba Fucens che ne possiede due. L'ambone è in pietra su colonnine e non in legno, viene utilizzato per avere una unione tra l’assemblea dei fedeli e la parola di Dio e non per predicare la parola di Dio. Uno dei caratteri particolari degli amboni è la loro decorazione, fatta di una moltitudine di elementi simbolici. Il linguaggio simbolico fu molto usato in epoca medievale in quanto non tutti conoscevano la lettura e la scrittura e trovarsi di fronte ad un qualsiasi elemento architettonico decorato o dipinto equivaleva a trovarsi di fronte a un grande libro aperto, di facile comprensione per tutti.  Decorazioni ricorrenti sui nostri amboni sono: l'acanto che ritroviamo come motivo ornamentale e simbolico, l'uva (uva è il vino dell’ultima cena cioè il Sangue di Cristo, la Passione), l’aquila come simbolo di saggezza, come l’animale che vola più in alto di tutti e può meglio diffondere il Vangelo, il leone, che in genere è visto come la personificazione del male, e l'agnello che rappresenta il fedele, rincorso e divorato dal leone stesso o dal lupo (visto come il male, il peccato). In genere troviamo un'epigrafe che contiene la datazione, il nominativo del maestro o altri riferimenti che ci aiutano a collocarlo in una determinata fase storica.

Tra il XII ed il XIII secolo in Abruzzo c’è stata una grande produzione di amboni. Tra il 1150 ed il 1166 operò una scuola che testimonia la presenza di tre artisti: Rogerio (Ruggero), Roberto e Nicodemo. Essi introdussero uno stile innovativo per le idee scultoree, per il materiale usato e per la tecnica utilizzata che evidenzia una ispirazione di carattere orientale, per cui si ritiene che essi provenissero dal Sud e dalla corte normanna. I tre amboni provenienti da questa scuola (quello conservato nella Chiesa di Santa Maria del Lago a Moscufo (PE), quello della Chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta a Rosciolo, frazione di Magliano dei Marsi (AQ) e quello della Chiesa di Santo Stefano a Cugnoli (PE)) presentano caratteri comuni tra di loro. Caratteristico è il motivo simbolico del fanciullino che si arrampica sulla colonna ed il vecchio meditabondo che simboleggiano il corso della vita (fanciullezza, adolescenza e vecchiaia). L’apparato decorativo presenta poi motivi derivanti dall’arte longobarda (incorniciature con intrecci a quattro capi) e araba (archetti trilobati). Questa scuola finirà con la morte degli artisti e verrà soppiantata dallo “stile fiorito” che si diffonderà in Abruzzo a partire dall’ambone di san Pelino a Corfinio (AQ).

 

 

Chiesa di Santa Maria del Lago – Moscufo (PE)

 

L’abbazia, che sorge fuori dal centro abitato, fu costruita probabilmente nell’VIII o nel IX secolo come si evince dall’antico portale con motivi usati dai Benedettini. La facciata è senza decorazioni con un semplice rosone e il portale; la parte posteriore termina con tre absidi. L’interno è diviso in tre navate da otto colonne, due pilastri e quattro semicolonne con capitelli finemente decorati con rappresentazioni simboliche. In origine la chiesa doveva essere completamente decorata con affreschi, come testimoniano gli avanzi rimasti. Nell’abside centrale si può ammirare un affresco raffigurante un Giudizio Universale con angeli in movimento che richiamano uomini per annunziare la resurrezione di Cristo e il giudizio finale. In basso troviamo i dodici apostoli dall’aspetto bizantineggiante e con mancanza di prospettiva.Nel mezzo della navata centrale si trova l'ambone che conserva in parte i colori a tempera originari.  E’ composto da quattro colonne con capitelli decorati con fogliame, figure grottesche ed elementi fitomorfi. Su di esse si impostano due archi: quello di prospetto trilobato, l'altro semicircolare. Le specchiature della cassa sono decorate con i simboli degli Evangelisti. Ai lati dei lettorini, oltre a elementi longobardi, troviamo rappresentazioni di lotte tra uomini e belve: San Giorgio lotta contro il drago, David affronta un leone e un orso, Giona viene ingoiato dalla balena. Una serie di racemi intrecciati decora il resto delle specchiature. Sul parapetto della gradinata troviamo invece un’’iscrizione con la data e il nome del maestro che ha realizzato l’opera. (per l’apertura della Chiesa contattare Comunità Emanuele Tel. 085 97 92 62 – è gradita un’offerta)

 

 

 

 

 

 

Chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta – Rosciolo dei Marsi (AQ)

 

La prima notizia risale al 1048. L'impianto chiesastico conserva l'impostazione pre-romanica con aula rettangolare, suddivisa in tre campate da pilastri quadrangolari, e una sola abside in corrispondenza della navata centrale; il chiostro e gli ambienti monastici sono andati perduti. Tra la pregevolissima decorazione interna emergono l'ambone e il ciborio, riferibili al XII secolo, mentre nell'iconòstasi si evidenziano elementi che vanno dal X al XII secolo.

L'ambone di Santa Maria in Valle Porclaneta è datato 1150, come si evince dall'iscrizione presente sul parapetto. La cassa era un tempo decorata dai quattro simboli degli Evangelisti, ora restano solo il corpo acefalo del leone alla base del lettorino semicilindrico ed una serie di bassorilievi disposti su due fasce nel parapetto destro: David che lotta con un orso, la danza di Salomè e, disposto sul parapetto della scala, l'episodio di Giona ingoiato dalla balena, Sullo spigolo destro la sagoma di un pilastrino angolare a tortiglione terminante con un capitello a foglie è retto alla base da una figurina accovacciata.

L’iconostasi si compone di quattro colonne isolate di tipo corinzio e d'una trabeazione conficcata alle estremità nei muri. In tutta l'opera spira un grandissimo senso di delicatezza. Alla mancanza del rilievo nell'effetto finale si volle riparare con l'applicazione del colore che è possibile ancora notare in alcune parti.

(per l’apertura della Chiesa contattare: Sig.ra Costanza tel. 393 88 55 307 – 0863 51 76 91 – è gradita un’offerta)

 

 

 

 

Chiesa di Santo Stefano – Cugnoli (PE)

  

L’attuale chiesa (parrocchiale) è del 1400, ma l’ambone apparteneva a un’antica chiesa cistercense ormai persa, trasportato e rimontato come si evince chiaramente dalla ricomposizione incompleta. La sistemazione attuale dell’ambone di Santo Stefano a Cugnoli non è quindi originaria in quanto proviene da un antico monastero. Per le sue vicissitudini è giunto a noi incompleto. Gli spazi laterali degli archi che sorreggono la cassa sono decorati da un fittissimo ornato tra le cui spire si incontrano uomini tormentati da animali e avvinti ai tralci che simboleggiano la liberazione dal peccato. Gli spazi liberi sono decorati da archetti a ferro di cavallo traforati, di forte gusto islamico.

 

 

Allo “stile fiorito” che si diffonderà nell’arredo sacro appartengono invece molti altri amboni d’Abruzzo. Lo stile fiorito ha come elemento caratterizzante delle specchiature laterali il motivo del fiore di cardo, che prende il nome di “rosa d’Abruzzo”.  Nei petali aperti della “rosa”, si può vedere l’allegoria della vita, la sua forma è racchiusa entro un cerchio o un quadrato immaginario ed è ricca di simbologia: la “rosa” è la vita, racchiusa nella continuità del tempo (il cerchio) e nell’equilibrio dello spazio (il quadrato).  L'ornamentazione fitomorfa è caratterizzata da raffigurazioni tratte dal bestiario medievale, in cui animali reali e non, atteggiati e contorti in pose a volte innaturali, sono rappresentati insieme a creature fantastiche. Mirabile rimane l'opera del maestro Acuto che ha firmato l’ambone di Pianella nei primi anni del Duecento con particolari decorazioni.

 

Abbazia di San Clemente a Casauria – Castiglione a Casauria (PE)

 

L’abbazia di San Clemente a Casauria fu fatta costruire dall’imperatore Ludovico II, pronipote di Carlo Magno. Egli comprò l’isola “piscariense” (un’isola sul fiume Pescara) nell’871 presso una località chiamata Casa-aurea o Casauria. La storia dell’Abbazia è scritta su un libro realizzato nell’ultimo ventennio del XII secolo con il titolo di Chronicon Casauriense il cui originale è oggi conservato nella Biblioteca nazionale di Parigi e che è composto da una serie di documenti e di fatti di cronaca dalla nascita fino al 1180. Dopo quarantaquattro anni dalla sua fondazione fu distrutta prima dai Saraceni e poi dai Normanni. Iniziò così la ricostruzione (1155) grazie all’abate Leonate. Le trasformazioni hanno quasi cancellato l’antico edificio che rimane visibile solo nella cripta, la quale però non corrisponde alle murature superiori in quanto, durante la ricostruzione del XII secolo, fu ingrandita e l’abside spostata di circa un metro. Qui hanno lavorato artisti lombardi, pugliesi e soprattutto borgognoni, chiamati numerosi da Leonate, e ognuno ha lavorato per sé, senza un preciso progetto. Non c’è un muro uguale all’altro, un pilastro uguale a un altro anche se solo per pochi centimetri. La stessa facciata è stata riportata più volte su pietra, ma è sempre differente anche con quella effettiva che è in pietra con tre archi che sorgono su capitelli diversi (interessanti sono i capitelli dell’arco centrale dove sulle sei facce, tre per ognuno, sono rappresentati a due a due, i dodici apostoli) a formare un porticato voltato a crociera, sopra al quale si aprono tre bifore, anch’esse diverse l’una con l’altra. Sull’architrave del portale centrale la storia dell’abbazia casauriense, nella lunetta San Clemente (e già possiamo vedere due diverse facciate). Nel portone bronzeo, un tempo coperto d’oro, ormai perso perché non galvanizzato, le formelle vedono rappresentati i castelli su cui regnava l’abate di San Clemente (interessante notare, nella decorazione dell’architrave sovrastante, Ludovico II che consegna il bastone abbaziale all’abate Leonate, che lo prende con la mano destro, segno che doveva comandare, imporre la sua volontà e non benedire). L’interno è a tre navate con ampio transetto sopraelevato. La prima metà dell’aula (dal prospetto all’arco) ha i piedritti non uniformi come se l’architetto procedesse per tentativi. Il primo e il terzo pilone di sinistra sono cruciformi. L’altare maggiore è formato da un sarcofago paleocristiano posizionato sotto un ciborio che vede nella parte posteriore di nuovo la storia della nascita dell’Abbazia (con una facciata ancora diversa). Sotto la cripta composta di 9 navate voltate a crociera su archi poggiati a tronchi di colonne antiche di diverse misure senza basi, un paio di capitelli in stile classico ed altri in materiale raccogliticcio. Tutto ciò è un chiaro esempio dell’architettura del IX secolo basata esclusivamente sull’impiego di vecchi materiali.

S. Clemente a Casauria conserva l’ambone formato da un parallelepipedo sorretto da colonne con il lettorino rivolto verso la navata. I quattro capitelli, uno diverso dall’altro, sono adornati con foglie di palma che simboleggiano l’animo del fedele (partendo dal capitello di destra con le spalle all’ingresso l’animo è chiuso alla parola di Dio; andando in senso antiorario, notiamo come man mano le foglie di palma si aprono sempre più come l’animo umano completamente assorto ad ascoltare la parola divina). Interessanti sono gli architravi che presentano intrecci di palmette, fiori, frutta e animali fantastici come il drago. Una fascia a caratteri gotici non ci indica data e artista, ma ci lascia un ammonimento ripetuto in più forme che in parole povere si riassume in: “Se parli bene, devi bene operare”. Le specchiature sono decorate da grandi fiori, le rose d’Abruzzo, che qui raggiungono la loro massima espressione distanziandosi dalla base di quasi 20 centimetri. (orario di apertura: Tutti i giorni dalle 9,30 alle 13,30)

 

 

Abbazia di San Pelino o Badia Valvense – Corfinio (AQ)

 

Nell'anno 1075, il Chronicon Casauriense riferisce che l'abate Trasmondo, contemporaneamente vescovo di Valva, inizia la riedificazione della Badia Valvense dedicata a San Pelino. La nuova cattedrale sorse su un'area ricca di presenze antiche. Più volte danneggiata, fu completamente ristrutturata all'interno in forme barocche e solo recentemente è stato ripristinato l'impianto romanico del XII secolo. La facciata della Badia Valvense è a due spioventi laterali e coronamento orizzontale centrale; è segnata in basso da due archi su lesene angolari e su pilastri intermedi, probabilmente predisposti per un portico mai costruito, in cui troviamo l'imitazione del capitello corinzio. Tra questi si apre un portale rettangolare, con gli stipiti e l'architrave ornati di pregevoli girali vegetali.

La cattedrale ha pianta basilicale a tre navate, a croce latina con copertura a capriate lignee a vista e con il presbiterio voltato a botte. Il terzo pilone è un piedritto a sezione ottagonale, dove i lati minori del prisma terminano nella parte alta, con unghioni. Sulle pareti delle navate restano tracce di affreschi come la crocifissione nella navata di sinistra.

                  Il catino absidale con resti di affreschi è illuminato da tre finestre che hanno delle chiusure in pietra come cancelli traforati, la parte sottostante è coperta dal coro ligneo intagliato, eseguito nel 1738 da Ferdinando Mosca di Pescocostanzo, ma il capolavoro in assoluto di San Pelino è l'ambone.

L’ambone di San Pelino a Corfinio (AQ) è datato nello stesso periodo in cui viene costruito quello di S. Clemente a Casauria, ovvero tra il 1176 e il 1182. La cassa, quadrangolare, è sorretta da colonne con capitelli diversi tra loro. Sul parapetto, agli spigoli, vi sono piccoli capitelli, che assumono la funzione di porta-cero I simboli evangelici non sono rappresentati e il lettorino, rivolto verso la navata centrale, è caratterizzato da quattro piccole colonne sormontate da arcatelle. Le specchiature hanno nel centro la “rosa” a rilievo (non forte come a S. Clemente).

 

 

 

 

 

Santa Maria Assunta – Bominaco di Caporciano (AQ)

 

La costruzione della chiesa abbaziale iniziò probabilmente tra gli ultimissimi anni dell’XI secolo e i primi di quello successivo. Il monastero, come testimoniano alcuni elementi, con molta probabilità si sviluppava sul fianco sinistro della chiesa. La facciata è in pietra squadrata cuspidata nella parte centrale e orizzontale ai lati. Al centro, in basso, il portale con architrave ed archivolto decorati, mentre in alto una monofora illumina l’interno dell’Abbazia. Particolari sono le decorazioni delle finestre poste sul lato sinistro della chiesa. Mirabile per armonia ed eleganza è la zona absidale esterna con tre absidi che si elevano su un’alta zoccolatura. La navata maggiore, larga quasi il doppio delle laterali, è separata da queste mediante due file di robuste colonne e due pilastri cruciformi. La zona presbiteriale è rialzata di alcuni gradini per superare il dislivello del suolo roccioso che è visibile in alcuni punti.

L’ambone di S. Maria Assunta di Bominaco risale al 1180, come si legge in una iscrizione sull’architrave. Anch’esso, a somiglianza dei due precedenti, è formato da quattro colonne e da una cassa quadrangolare. Gli architravi sono decorati con il motivo del “tralcio abitato”: tra i girali vegetali sono disposti delle piccole figure, un quadrupede, un leone, dei lupi ed un agnello che vuole simboleggiare il sacrificio del Cristo.  I plutei, come negli altri amboni della stessa categoria, sono decorati da grandi “rose” scolpite: la più interessante è quella con i lunghi petali spinti verso l’alto (struttura inconsueta in Abruzzo).

(per l’apertura della Chiesa contattare una delle custodi: Dora 0862 93765 – Chiara 0862 93764 – Alessandrina 0862 93756. È gradita un’offerta)

 

 

 

Santa Maria Maggiore o Sant’Angelo – Pianella (PE)

 

La chiesa fu fondata tra la fine dell’XI secolo e gli inizi del successivo. Tracce della chiesa più antica sono evidenti nelle decorazioni della facciata. La tozza torre campanaria venne aggiunta in un secondo tempo. Il rosone e il portale nacquero dalla maestria creativa di un ignoto artista che sicuramente fu stretto collaboratore di Maestro Acuto, l’autore del magnifico ambone. Il portale in pietra ha sui due lati decorazioni diverse, che esulano dalla tradizione abruzzese. Interno a tre navate con colonne e pilastri di mattone e con absidi semicircolari. I resti di pitture che si possono ammirare sui pilastri e nelle absidi laterali risalgono al periodo che va tra il Trecento e i primi del Quattrocento, in particolare quelle dell’abside sinistra mostrano, in alto, l’Eterno in atteggiamento benedicente e, in basso, quattro figure di santi. Sempre del Quattrocento è il bellissimo affresco, seppure mancante della parte centrale, che si vede in una nicchia nei pressi dell’ingresso. In alto appare San Gerolamo penitente. Collocato sulla parete della navata di sinistra, l’ambone poggia su due sole colonne poiché dall’altro lato è ancorato al muro. Si suppone che il Maestro Acuto, Magister Acutus, firmatario dell’opera, sia venuto da Casauria come ci dimostrano le decorazioni: “rosa d’Abruzzo”, drago, tralcio di vite, “palmette ad acroterio” ed anche il capitello “a cesto”. In questo ambone manca il lettorino sporgente.

 

 

San Pietro ad Alba Fucens – Massa d’Albe (AQ)

 

La chiesa è stata costruita sulle rovine di un antico tempio romano dedicato ad Apollo, utilizzando materiali di spoglio. Nei primi anni del XIII sec. nella Marsica cominciano ad arrivare influssi cultuali e artistici dalla vicina Roma che sfociano nella produzione dell’ambone conservato nella suddetta chiesa. Fu commissionato dall’abate Odorisio al maestro Giovanni. Successivamente, forse perché chiamato altrove, Giovanni lasciò al collega Andrea il compito di realizzare l’iconostasi nella medesima chiesa facendosi aiutare da maestranze locali, Si estese così anche nella Marsica la conoscenza della nuova tecnica decorativa suggerita dallo stile romano, che consisteva prevalentemente nell’applicazione di tessere musive disposte su un disegno geometrico. Questo originale metodo era stato impartito da due prestigiose maestranze: i Cosmati e i Vassalletto. Lo stile romano riferito agli amboni proponeva però l’adozione di due scalette laterali, per accedere alla piccola piattaforma dell’ambone, munito di due lettorini: uno davanti e uno sul retro. Le preziose tessere (ve ne sono molte anche in oro) creano disegni geometrici. Una figuretta umana, una piccola aquila e altri elementi fantastici sono scolpiti nelle mensole che reggono le colonnine tortili del lettorino. Anche i capitelli sono finemente lavorati. Nel centro, sul prospetto principale è l’effigie dell’aquila (S. Giovanni).